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giovedì 7 giugno 2012

Spaghetti piccanti e veloci- e posso dire che mi dispiace?

spaghetti al sugo di olive, acciughe, capperi

Non sono mai stata una tipa patriottica.
Nè, d'altro canto, avrei potuto facilmente diventarlo, oggetto com'ero dell'educazione centrifuga di mia madre e di quella tutta centripeta di mia nonna, che hanno fatto di me una "genovese del mondo", ancor prima che un'Italiana vera. Anche da più grande, quando lo spazio di una valigia era ciò che dava senso ai miei bisogni, ho sempre faticato a sentirmi italiana: erano gli anni degli stereotipi, dei luoghi comuni e dei pregiudizi e tutto sommato dirsi "di Genova" aveva il merito di far tacere gli interlocutori, almeno i più ignoranti, che della mia città non conoscevano nè posizione geografica, nè storia.

Ciononostante, sapevo a memoria tutto il Risorgimento, sin da piccina. Merito della solita nonna, con cui ho studiato la storia da sempre e che per questo periodo aveva una particolare predilezione, grazie a Mazzini e Mameli, di cui - sia chiaro- sapevo a memoria pensieri & parole non perchè avessero contribuito a fondare la Patria, ma perchè nati a Genova. (apro e chiudo: per mia nonna, era Genovese pure Garibaldi. Esattamente come era Genovese qualsiasi personaggio storico degno di essere ricordato: si spulciavano alberi genealogici, si ricostruivano viaggi, si lanciava la fantasia sui sentieri delle più sfrenate congetture- e un Genovese fra gli antenati più o meno recenti si finiva sempre per trovarlo. E non vi dico quanto dovette penare mia mamma per spiegarle che Paul Anck, quello di Daiana, non era un nostro concittadino, al sempre più fievole grido di  'Si chiama Paul- Anka, mamma, non Palanca'..)
Di conseguenza, quando ero bambina, sapevo a memoria l'Inno di Mameli. Solo la prima strofa, ma in due versioni, quella "lenta" e quella "veloce", che cantavamo con lo stesso divertimento con cui si intonavano le canzonette di allora, interrogandoci sull'oggetto misterioso dell'elmo di Scipio e immaginandoci la schiava di Roma con la tunica bianca e le catene ai piedi. Ma lo conoscevamo tutti- e tanto bastava. 
Dopodichè, sono andata a scuola: e lì ho fatto il primo incontro tutto maiuscolo della mia vita, che nella fattispecie prese le sembianze di una virago dai capelli cotonati, gli occhi bistrati, le vestagliette coi falpalà e le scarpe con la zeppa, che altrove sarebbe stata chiamata in vari altri modi più coloriti,  ma che da noi si chiamava "signora maestra". 
Prima o poi ve li racconterò, i miei cinque anni di elementari con questa donna straordinaria dietro la cattedra, che in una piccola scuola di paese, dove fino a una manciata di ani prima c'erano le classi multiple e il dialetto era la lingua madre, spiegava Shakespeare ed Edgar Lee Master, leggeva Boccaccio e Manzoni e ci spacciava come "ginnastica mentale" i primi rudimenti di algebra. Per ora mi limito a dirvi che, fra le mille peculiarità che la rendevano così diversa dal resto del mondo, c'era anche il fatto che fosse una tenace e fervente nostalgica, negli anni in cui la scuola parlava un unico linguaggio, quello della riforma, del rinnovamento, della democraticità dei ruoli. Tutte proposte che da lei vennero non tanto avversate, quanto drasticamente, implacabilmente, profondamente ignorate. 
I compagni delle altre classi davano del tu alla loro maestra? Noi varcavamo la soglia e salutavamo la nostra con "buongiorno, riverisco". Tutti gli altri sperimentavano i primi laboratori di musica, suonando strumenti e cantando canzonette? Noi eravamo gli antesignani del Karaoke, con la base del Va Pensiero su un vecchio magnetofono Geloso- e tutta la classe ad intonare "Arpa d'Or". Il Preside cedeva alle nuove istanze del Vaticano Secondo, invitando il nostro giovane (e amatissimo) viceparroco a raccontare il Vangelo ai bambini? Lei sbarrava le porte, e ci raccontava le storie della Bibbia e del suo Dio, giusto e severo.
Neanche a dirlo, parlava di Patria. E lo faceva nell'unico modo che le era proprio: commuovendosi e facendoti commuovere, e partendo da pagine di storia vera e vissuta. In quinta elementare, eravamo intimi di Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, elencavamo le ferite di Enrico Toti, sapevamo tutti i nomi dei Fratelli Bandiera e, naturalmente, avevamo imparato l'inno d'Italia. Per intero, questa volta, e pure con qualche spiegazione, quante fossero sufficienti perchè una classe di bambini sgarrupati come eravamo noi a quei tempi potesse urlare "sì" con la mano sul petto e lo sguardo fiero. 
Il resto, è la storia che ho sintetizzato più sopra e che ormai, se siete lettori assidui di questo blog, dovreste conoscere a memoria. Mi sento un'italiana a disagio e tanto insorgo quando sento critiche al popolo di cui faccio parte, quanto mi lecco le ferite in silenzio, appena medito in rigorosa solitudine sulle nostre miserie. 
Epperò, ci son dei momenti in cui questo sopito orgoglio italico salta fuori- e lo fa liberandosi da tutti i pesi che questi quarant'anni mi hanno messo sul cuore, recuperando la forza e la purezza di quando ero bambina e ancora pensavo ad una Patria perfetta, così  come lo erano la mia mamma e il mio papà di allora. Succede quando vedo quei campioni di arroganza dei calciatori della nostra nazionale (volutamente minuscolo) che farfugliano l'inno davanti alle telecamere, per esempio; ed  è successo ieri quando ho letto che la Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento che prevede che gli alunni delle scuole altoatesine non debbano nè imparare l'inno di Mameli nè tantomeno studiare il Risorgimento, visto che la loro storia è tutta diversa dalla nostra.
Il che, alle mie orecchie, risuona nell'unico modo possibile- vale a dire come l'ultimo atto di una rinuncia a formare una coscienza nazionale degna di questo nome.
Non entro nel merito di nulla: nè delle ragioni della crescente disaffezione degli Altoatesini verso lo Stato italiano, nè delle pecchè, che so essere numerose, di cui il nostro Stato si è reso responsabile sotto l'aspetto di una integrazione piena e consapevole. E mi trattengo anche dall'invocare quell'atto di coerenza con cui ieri, sull'impulso del momento, ho chiesto che assieme all'inno e ad un pezzo di storia si rifiutino, coerentemente, anche tutti i contributi supplementari di cui alcune regioni godono, rispetto alle altre, in forza di uno "statuto speciale" che oggi si riduce solo ad avere di più e di meglio, senza altra motivazione storicamente fondata e politcamente ragionevole (e l'Alto Adige è fra queste).
Mi limiti solo a dire che mi dispiace.
Mi dispiace, per uno Stato che perde ogni occasione per farci crescere come Italiani; mi dispiace per un popolo che non ha accettato il corso della storia e che continua a percepire l'Italia come una matrgina, da disprezzare, ancor prima che da odiare; e mi dispiace, infine, per aver rinuciato, per l'ennesima volta, a far passare ogni tentativo di persuasione attraverso il solo, vero, grande strumento di cui noi Italiani dovremmo andar fieri e che invece calpestiamo ogni giorno, con un'indifferenza che indigna, ancor più del disprezzo di cui sopra: sto parlando di quel patrimonio immenso che va sotto il nome di cultura italiana, che dovrebbe essere la vera risorsa per ricucire gli strappi e ripartire. E' questa la rinuncia che a me fa più male: perchè ha il sapore di un'abdicazione e il restrogusto rancido dell'ignoranza, quasi che, dietro all'approvazione di questo emendamento, non ci sia nulla di quanto ufficialmente dichiarato, ma solo il vuoto, desolante e scellerato, di chi poco o nulla conosce del nostro passato. E che quindi lo svende per poco, calpestando la memoria di chi ha davvero dato la vita per certi ideali- e mettendo sempre più a rischio la nostra identità: di Italiani, di cittadini del mondo, di persone.
Posso dirlo o no, che mi dispiace?



SPEGHETTI AL SUGO PICCANTE
 DI ACCIUGHE OLIVE E CAPPERI

spaghetti al sugo di acciughe, olive e capperi

E all'italico grido del "se famo du spaghi", il sugo più veloce del West

per 4 persone
salsa di pomodoro (più buona è, meglio riesce)
1 spicchio d'aglio
una manciata di capperi dissalati
una manciata di olive verdi snocciolate
due acciughe dissalate
peperoncino
prezzemolo
olio EVO

320 g di spaghetti

Portare a bollore l'acqua per gli spaghetti, salatela e buttate la pasta.

In padella, fate imbiondire l'aglio in poco olio EVO. Aggiungete la salsa di pomodoro, salate pochissimo e fate sobbollire, a fuoco basso e a recipiente coperto, per pochi minuti. 
Nel frattempo, tritate capperi, olive, acciughe,  parte del prezzeomo prezzemolo e peperoncino e aggiungetelo al sugo. Assaggiate e, se il caso, aggiustate di sale. 

Scolate gli spaghetti al dente, tenendo da parte un mestolo di acqua di cottura. Versateli nella padella del sugo, a fiamma media, e fateli saltare per pochi secondi, in modo da condirli bene. Se la salsa dovesse risultare troppo densa, usate un po' di acqua di cottura della pasta per diluirla. Togliere l'aglio e servire, con un'abbondante spolverata di prezzemolo tritato.

80 commenti :

  1. Approvo e apprezzo ogni tua singola parola. Mi sono sentita sempre più straniera che italiana (e palermitana meno che mai), proprio perché ho sempre visto prima tutte le brutture che le bellezze di questo paese... ma questo non mi esime dal soffrire profondamente delle storture, ma di essere orgogliosa di tutto il bello e il buono che c'è stato... Quando, qualche giorno fa, ad una sfilata hanno intonato l'inno, mi sono vergognata profondamente di chi non capiva cosa stavamo facendo, io mi sono alzata e ho cantato proprio per onorare tutte quelle persone che in un modo o nell'altro stanno lavorando, o hanno lavorato, e sono anche morti, per rendere questa Italia migliore ...

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    1. abbiamo in comune lo stesso percorso, sia in lunghezza che in profondità. Quando da giovane dicevo "sono di Genova", lo facevo con una sorta di orgoglio separatista- e il separatismo nasceva dal non riconoscermi in certi stereotipi ma anche in certi comportamenti dei nostri connazionali all'estero, che, proprio in quanto esportati, trovavo ancora più detestabili.
      Col tempo, sono maturata- e oggi amo l'Italia, quasi con lo stesso amore che mi lega alla mia città. E' un amore che non è cieco, e a cui non sfuggono le molte, troppe magagne di un popolo i cui difetti sono tanto più inaccettabili quanto più straordinari sono i pregi che ci contraddistinguono. Ed è per questo che anch'io, ora, canto l'inno- e provo dispiacere, per cose come queste...

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  2. Faccio fatica...faccio troppa fatica questa mattina pensando a De Gregorio che si è salvato grazie al voto segreto, troppe difficoltà a mandar giù un Formigoni salvato dalla Lega...all'anima dell'Italia pulita che tutti invocano. Poi arrivi tu e mi accenni ad una bella betoniera di merd...fango sulla cultura di base, quella che dovrebbe aiutare a pensare o a valutare indipendentemente dalla latitudine. Pensi che siamo molto lontani dal gesto (deprecabile ed inaccettabile) di chi prima o poi prenderà a pietrate qualche bel simbolo del malcostume italiano?...
    Altro che monetine...i sanpietrini, le pietre laviche del Vesuvio, gli scarti dei marmi di Massa Carrara, i ciottoli di alabastro...

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    1. Mario, è da quando hanno gambizzato Adinolfi che sotto casa mia transitano giono e notte pattuglie della Forze dell'Ordine. non abbiamo ancora capito il perchè, ma avendo vissuto in pieno gli anni del terrorismo, per giunta nella città più colpita e più esposta, ti assicuro che sapere per chi o per cosa ciò avviene è marginale. il timore che si sia ad un passo da certi gesti, in me assume immediatamente le forme del terrore e dell'angoscia con cui ho vissuto quegli anni. Mi aggrappo a questi inutili appelli alla cultura perchè resto convinta che l'unico modo per ripartire sia questo- e che sia una cultura insegnata da persone esemplari, che mostrino nei fatti di essere interpreti dei valori che spiegano- che di cattivi maestri, non ne possiamo più...

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  3. considerazioni sacrosante, che condivido e sottoscrivo, senza indugi e con la morte nel cuore. Purtroppo, non saranno i tuoi italianissimi "du' spaghi" a lenire il mio disagio....

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    1. lo so. neanche a me, che pure li ho mangiati :-)

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  4. certo che puoi e devi, ma io ho una domanda da brava impiegata commerciale che vede il mondo tutto sotto il suo aspetto "vendibile e acquistabile". Quando l'agente italiano approccia l'Alto Adige e si trova la porta chiusa perchè LORO comprano in Germania, se offre 1 euro di meno diventano italiani anche loro.... quindi? Quindi spiace anche a me, e comunque sei proprio sicura che non fosse Palanca?

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    1. :-)))
      torno seria, per rispondere alla tua domanda- e ti dico che se è così, allora, usiamo la stessa moneta. Se davvero ci si sente italiani in base ai prezzi di listino, proviamo a togliere i contributi previsti dallo Statuto speciale. Io mi limitavo a farne un atto simbolico, in una linea di stretta coerenza. Ma se invece c'è una valenza più significativa, ancora meglio, allora...

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  5. Ottimo! potrei suggerire olive taggiasche nere al posto di quelle verdi (a morte sua!!)

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  6. Ottimo post, potrei suggerire le olive taggiasche nere al posto di quelle verdi? (provare per credere!!)

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  7. in mezzo a tanta tristezza per ciò che succede a livello politico e sociale anche questa ennesima bestialità!
    Sai cosa succede? non solo ci dispiace, ci si vergogna di essere italiani a causa di chi ci (non)rappresenta e le lore scelte scellerate e ciò è grave perchè questo sentimento serpeggia da tempo e porta solo alla disgregazione e al qualunquismo!

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  8. mi associo in pieno...ogni singola parola, brava!
    gina

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  9. Letto tutto d'un fiato, rimasta attonita e dolente parecchi minuti davanti al computer... Un turbine di cose da dirti...
    Ho 10 anni più di te e avevo pure io una maestra come la tua... Da patriottica triestina ti offro la cittadinanza onoraria della mia città...
    Hai una sopraffina capacità di sentire e di esprimere qui quanto sentito... Grazie
    Maria Chiara

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    1. e io la accetto, guarda... sai quanto amo Trieste, "sorella2 di Genova in un sacco di cose... e poi, ho smesso a metà la Dukan, per cui, con questo peso, posso ancora resistere alla bora :-)

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  10. Come al solito son d'accordo con te su tutto. Sottoscrivo con te l'inutilità delle regioni a statuto speciale. Soprattutto in questo caso. I nostri cari amici altoatesini si prendono i soldi nostri e poi ci accolgono parlando in tedesco? Io reagisco così: se devo pensare alle vacanze escludo categoricamente la loro terra, anche se bellissima. Ma la nostra cultura è qualcosa di più grande. Anche in questo caso penso che l'unico mio contributo possa solo essere, al di là della piccola protesta sul web, di educare le nuove generazioni, nella fattispecie i miei figli, a vedere e apprezzare quanto di grande e bello c'è nella storia della nostra Italia.
    E che dire dei due spaghi? La pasta ideale per la cena del marito, quando l'ora è avanzata e la fantasia langue insieme alla voglia di fare.... buona giornata!

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  11. no, ma poi vogliamo spendere due parole sul fatto che con tutti i problemi che ci sono, tra cui l'incombente disastro economico che ci ritroviamo come una spada di damocle sulla testa, si debba perdere tempo con emendamenti del genere???

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    1. Infatti. Passata la botta di nervoso, ci ho pensato anch'io: ma non abbiamo davvero altro a cui pensare? e poi: ma le hanno a cuore, le sorti dell'Italia, questi che pensano a fare un emendamento del genere? e mi fermo qui, perchè correrei davvero il rischio di mancare di rispetto ad un popolo che ammiro molto e nelle cui terre vado in vacanza volentieri- quando in realtà gli obiettivi dei miei strali sono solo scelte di tipo politico, che mi suonano come una dichiarazione di resa... ma hai ragione: i problemi dell'Italia sono altri: era il caso di affrontare questo?

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    2. Beh, è un dubbio che viene e anche l'idea che una ragione - di scambio? e quale potrebbe essere? - dovrebbe esserci, come spesso in politica. E' una decisione che sa davvero troppo di lobby.

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    3. honny soit qui mal y pense. Ma, come diceva il divo Giulio :-) a pensar male si fa peccato... ma ci si azzecca sempre...

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  12. succede che la gente di confine, sballottata nei secoli da uno stato all'altro, fatichi a sentire il senso di appartenenza verso l'ultimo stato cui sono stati inclusi (a volte loro malgrado)
    credo sia un percorso molto lungo e sicuramente non bastano un pò di decenni perchè succeda.
    peraltro, ogni volta che vado in questa splendida regione, mi sembra che di italiano ne abbia poco.
    detto ciò, si, lo stato italiano non ha saputo coltivare il senso di appartenenza alla nazione, ed emendamenti di questo tipo non aiutano, se non a sentirsi appartenere al proprio campanile.

    irene

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    1. Ogni volta che andiamo in Alsazia, mio marito rispolvera il tedesco con sua grande felicità. tuttavia, siamo sempre accolti in francese, i cartelli bilingui si contano sulle dita di una mamno e non mi risulta che i prgrammi scolastici prevedano che non si debba studiare la storia di Francia. La Lorena, poi, è del tutto "francese"
      Faccio l'esempio di queste due regioni perchè se mai ci son state terre che si son trovate sballottate nei secoli fra due Nazioni son proprio queste. Tant'è che l'Alsazia è "tedesca", nella toponomastica, nell'urbanistica, nelle case a graticcio, persino nela gastronomia (dimmi che cos'ha di francese quel meraviglioso trionfo di grassi che è la choucroute, a parte il nome). Solo che in quel caso lo Stato di appartenenza, in questo caso la Francia, non ha fatto sconti. in Francia le regiono godono di pochissima autonomia, non esiste lo Statuto speciale e anche se non so in che modo si sia riusciti a sopire nostalgie più o meno legittime, non ho sentore di desideri separatisti o altro. Quindi, un modello di integrazione possibile c'era, e neppure tanto invasivo, visto che, come dicevo prima, le tracce della secolare cultura tedesca sono rimaste. Era così difficile cercare una strada per una integrazione vera?

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    2. Mai mangiata choucroute con grasso d'oca e champagne? beh, ecco un perché...

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    3. mai mangiata. Sempre fiumi di birra e rutto libero :-)

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  13. al solito, mille splendidi spunti
    rispondo da casa, perchè la pausa caffè nonbasterebbe ad esaurirne uno solo.
    ci riaggiorniamo nel pomeriggio- e grazie ancora
    ale

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    1. mi rispondo da sola, per dirvi che torno dopo :-)
      ciao

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  14. Certo che dispiace. A me da proprio fastidio quanto è accaduto. Io faccio parte di una Regione a Statuto Speciale. Ciò non significa che non mi sento abbastanza italiana, Io Sono Italiana e pienamente consapevole che in Sardegna è nato il primo nucleo del Regno d'Italia. Lo Statuto Speciale è giustificato dal fatto che il mio territorio ha problemi diversi dal resto del Paese. Le regioni italiane in crisi sono anche altre, certo, ma da noi è diverso. Da parte nostra non desideriamo affatto una separazione (tralasciando i movimenti indipendentisti che vorrebbero imitare la Scozia ma che per ora non hanno largo seguito) ma un'autonomia culturale e politica, che è una cosa molto diversa e che ci permetterebbe di affrontare meglio la nostra condizione di insularità e la crisi:) Mi dispiace tantissimo che gli alto-atesini non si sentano italiani e che, a suo tempo, si siano rifiutati di partecipare alle celebrazioni dell'Unità d'Italia proprio per questa loro disaffezione. E' evidente che la loro ferita brucia ancora, non riesce a cicatrizzarsi. Ma rapportarsi con una minoranza etnica e linguistica non è facile. In periodo fascista qui in Sardegna è stato proibito l'uso della lingua sarda, lì è stato proibito l'insegnamento della lingua tedesca nelle scuole. Questo tentativo estremo di italianizzazione che ha minacciato un'identità culturale ha portato solo risentimento. Dunque non si tratta semplicemente di non aver accettato la storia, ma di un disagio molto profondo che non è stato superato e di un orgoglio ferito. Loro è evidente che non l'hanno superato. Ma forse la colpa è stata anche dello Stato Italiano che non gli è stato abbastanza vicino. E poi gli italiani quanto sentono italiani certi territori del loro Paese? Perché c'è anche il rovescio della medaglia da considerare. Quanti pensano che l'Alto-Adige non sia italiano non lo so, ma ho conosciuto tanti italiani che non consideravano italiana la Sardegna. Tutto il Paese, non solo queste regioni "speciali", hanno il problema di trovare un'identità culturale, e questa cosa è tremenda. Sono d'accordissimo con te quando dici che dovremmo imparare a ricucire i vari strappi partendo da quella grande risorsa culturale che abbiamo. Hai scritto un post molto bello. Scusami se mi sono dilungata tanto nel risponderti.

    Babi

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    1. Babi, grazie per questo intervento, che apre scenari di discussione nuovi, con un punto di vista che altrimenti non avremmo avuto.
      Sono la prima a concordare sulla distanza dello Stato italiano da certe regioni più che da altre: ma, se posso, metterei nel novero anche la Liguria, abbandonata da oltre 40 anni, senza che nessuno si faccia carico del grido di una terra a cui negli anni si sono inferti colpi mortali. Tant'è che avevamo il primato del porto nel mediterraneo- e ora lo vediamo col binocolo; avevamo industrie siderurgiche e meccaniche che non esistono più; avevamo poli per l'energia, ridotti al lumicino. Per non parlare degli aiuti sempre promessi e mai arrivati:stiamo ancora aspettando le briciole dei rimborsi dei danni dell'alluvione del 2010- e intanto ne son venute due, devastanti, nel 2011. Il Ponente è in mano all'ndrangheta- e anche questo è segno di un'assenza dello Stato. e questo, rimanendo da sempre una "regione normale", coi cittadini tassati su tutto: basti dire che se vuoi fare un pieno di benzina a prezzi accettabili, devi andare in Piemonte, perchè qui siao gravati da tasse e soprattasse di ogni tipo. E per curare mio padre, siamo dovuti scappare in lombardia- e a di stanza di un anno, continuiamo a scontare i danni della nostra malasanità.

      Tuttavia, noi liguri non abbiamo mai avuto il problema della preservazione di un'identità culturale, per ovvie ragioni di tipo storico e geografico. Ed è vero che il punto dolente dell'integrazione passa da qui: però, voi Sardi siete da sempre un esempio da seguire, non solo perchè siete riusciti a preservare le vostre tradizioni e a sviluppare comunque un senso di appartenenza allo Stato, ma soprattutto perchè lo avete fatto mettendoci tantissimo del vostro. non so quali e quanti interventi siano stati fatti, dal governo italiano: ma stando a quello che vedo, avete sempre dato una risposta di grande civiltà, anche quando affrontate il tema caldo del separatismo: lo avete sempre fatto in un modo rispettoso e consapevole di una appartenenza, se non pienamente culturale, quanto meno politica ad un assetto governativo ben preciso.

      Resto stupita, a leggere che molti non considerano la Sardegna Italia, perchè ti assicuro che è la prima volta che lo sento: la percezione che abbiamo qui è che sia una parte della nostra nazione e- detto senza retorica- una delle parti migliori.

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    2. Alessandra, almeno tu puoi andare a fare benzina in Piemonte. Io dove vado quando i prezzi aumentano? Prendo un canotto e vado a Tunisi o Barcellona? Scherzo ovviamente ;) La verità è che non conosco la situazione ligure ma da quello che scrivi capisco che ogni territorio italiano ha gravi problemi legati a un malgoverno dell'Italia tutta. Sono italiana ma l'Italia mi fa arrabbiare, e credo che pur essendo una terra meravigliosa, sia anche la peggior cosa che sia capitata agli italiani. Solo che la colpa è nostra, mi sa, visto che questo Paese l'abbiamo fatta noi!

      Non so quanto noi sardi possiamo essere un esempio di integrazione, davvero. Noi abbiamo una cultura così tanto diversa dal resto del Mediterraneo che forse è stato normale preservarla, almeno in parte, aiutati dall'isolamento geografico. Ed è questa stessa diversità che ci allontana dall'Italia.
      I sardi di oggi devono in parte la loro identità culturale all'Italia, questa è una cosa che a mio parere non può e non deve essere negata. Qui c'è chi non si sente italiano, lo so, e vorrebbe per questo che l'isola diventasse indipendente. Io non credo sia una ragione accettabile. Potrei accettare che la Sardegna uscisse dalla sfera d'influenza italiana diventando mediterranea se riuscissero a dimostrarmi che questo le farebbe superare la crisi economica. Continuerei a sentirmi sia sarda che italiana, questo non cambierebbe. Cambierebbe per i futuri sardi, indubbiamente. Qui si guarda molto alla Scozia e alla Catalogna, ma per adesso i nostri politici indipendentisti non sono convincenti. Credo comunque che per proiettare la Sardegna nel Mediterraneo non sia necessario separarla dal continente con la scusa (che non regge) che noi sardi non siamo italiani.

      Hai scritto una cosa molto carina sulla Sardegna, grazie :)

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    3. Prego.
      ti assicuro che era sincera. Ed è la percezione che abbiamo qui, noi, del vostro modo di chiedere l'indipendenza. sarà che le buone maniere della Lega :-) le abbiamo sotto gli occhi, sarà che l'approccio degli Altoatesini ci riesce difficile da comprendere, sarà anche per quell'isola di Carloforte che è un ponte culturale fra Genova e la Sardegna, ma noi troviamo tutto molto "ragionevole".
      Più che altro, noi non percepiamo nessuna forma di ostilità nei confronti dell'Italia e degli Italiani: perseguite un vostro progetto, ma non lo fate in modo razzista (ecco: l'ho detto). Ed è questo che rende possibile un confronto ed anche una comprensione di certe istanze.

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  15. Questo tuo post, letto con la febbre :( , mi ha tirato fuori lo spirito patriottico che ultimamente non ho...bisognerebbe aprire un dibattito....sulle vere maestre di un tempo, su uno stato fantoccio schiavo di politici furbi , su regioni a statuto autonomo che hanno mille privilegi e la voglia di non essere italiane...la conclusione é proprio quella che presenti : fàmose fu spaghi....che é meglio...e anche con la gastrite me li farei !!!! Baciiii

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  16. Lo sai? Io invece non sono dispiaciuta. Se disprezzano così tanto l'italia, che si scindano pure e che continuino per la loro strada. ma non solo a scuola. in tutto. dalla regione a statuto speciale, agli aiuti in caso di terremoto, alle sovvenzioni ... a tutto...

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    1. te l'ho già detto, che amo a dismisura la tua diplomazia??? :-)))
      smack smack smack

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    2. diplomazia? Cos'è? Si mangià?

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    3. Stefania, sarà che sono una trentinofila sfegatata, ma data anche la storia pregressa, sottoscrivo senza riserve!!!

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  17. Ciao! semplici ma gustosissimi con tutti prodotti "di casa nostra" ;)
    Altro che patriottismo gonfiato per inno e manifestazioni, sono queste, la nostra cucina e le tradizioni, che secondo noi ti fannos entire un intaliano!
    Un bacione

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  18. Scusami, vorrei aggiungere una cosa. Il problema in queste Regioni particolari, non è che si decida di non insegnare il Risorgimento italiano, ma come lo si insegna. Le scuole le ho fatte anch'io e anche se ora non so come sia, ai miei tempi non si studiava la Storia d'Italia ma la Storia dello stivale italiano, dove la Sardegna non era contemplata. Un tipo di insegnamento molto diverso da quello preunitario. Noi studiavamo la storia degli altri, di quello stivale lì, senza avere la possibilità di capire, non di rado, qual'era il nostro posto in tutto questo. Capisco dunque la frustrazione degli alto-atesini che hanno vissuto le stesse cose. Non capisco invece come può non sentirsi italiano una persona nata in Italia. Che so, un trentenne alto-atesino perché non si sente appartenente all'Italia pur essendoci nato? Solo perché parla il tedesco? Non possono tentare di integrare le due culture a proprio vantaggio? Noi ci abbiamo provato (e ci stiamo ancora provando) e non vorrei di certo rinunciare ad una per l'altra.

    Babi

    Babi

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    1. Tema affrontato di sponda, in una risposta più su.
      Se questi erano i programmi della scuola italiana, c'è da farsi venire i capelli dritti.
      E, di nuovo, si capisce la frustrazione.
      Nello stesso tempo, è anche vero che, in un sistema scolastico come quello italiano, molto è lasciato al singolo. Mia figlia ha fatto il ginnasio passando praticamente indenne dalla storia greca e da quella romana. a me sembra un abominio, credimi, ma così è stato: mentre io, per contro, avevo la maestra e la nonna patriottiche, per quanto su sponde politiche diverse e il loro sforzo era quello di spiegare la storia mettendo al centro i valori delle persone, ancor prima che i vantaggi economici o politici. E questa, a distanza di anni, mi sembra l'unica strada percorribile, per un'integrazione che non sia solo sulla carta, ma coinvolga le culture diverse, nel loro significato più vero. Che passa proprio attraverso le persone e il rispetto dei loro valori.

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    2. In effetti sì, era così. Io la Sardegna, dopo le guerre puniche, la sentivo nominare a scuola perché il re del Piemonte l'aveva presa in cambio della Sicilia. Millenni, quasi, di silenzio. Il centralismo dello stato italiano ha fatto anche di questi danni - e la stessa cosa avveniva negli altri stati nazionalisti europei dell'Ottocento. O sotto il colonialismo, quando gli Africani dovevano studiare il famoso "I nostri antenati, i Galli...". Ma non studiare oggi la storia d'Italia in Alto Adige significa precludersi la comprensione del presente oltre che del passato, rinchiudersi nel localismo, ed è miope. Se mai andrebbe integrata con altro.

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    3. Verissimo. mi piace l'argomento- ma devo andare a cena fuori. Torno dopo e vado avanti! grazie!

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    4. Sono d'accordo con te, Pellegrina.

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    5. La prendo alla lontana. Quello che non ho detto dalle mia maestra, è che era Romana. In un paesino dove davvero vigeva ancora il bilingusimo- e la madre lingua era in Genovese. Nella sua infinita nostalgia, c'era anche la llontanaza da casa, che la portava a fare le lezioni tutte incentrate sulla sua città. E' per questo che mia nonna, in casa, "pompava" dall'altra parte: ma se guardiamo, anche i riferimenti a Genova per Mazzini si limitano a un "nato a". E preferisco non dire che Mameli è stato fatto conoscere veramente solo lo scorso anno, da un comico, durante una manifestazione di canzonette.

      In compenso, mia figlia non ha studiato nemmeno questo, perchè "dobbbiamo privilegiare il Novecento". Sacrosanto, per carità. Ma è come dire che non facciamo il resto del palazzo e dopo le fondamenta mettiamo il tetto. Ma continuiamo a dire che quello è un palazzo ed è così che bisogna farlo.

      E ricordo ancora che quando ho preparato il concorso per insegnare storia, nel 2000, il Risorgimento non era fra gli argomenti su cui puntare, "perchè intanto non lo chiedono". E i testi su cui preparavo l'orale iniziavano tutti con "la Critica storica ha ridmensionato molto la portata di un evento enfatizzato dalla propaganda politica precedente etc etc". Vado avanti, o sarà meglio che mi fermi qui?

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  19. Ma non lo vede nessuno che è un gran peccato?
    Mi chiedo spesso da dove venga chi ci governa, dato che Marte sembra sempre l'unica opzione possibile.
    Purtroppo non ho risposte, tranne quella di dove vorrei che andassero.

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  20. Condivido con tutta l'anima quanto da te scritto. Fa male vedere che la cultura si limita a essere quella spicciola da parole crociate... La cultura insegnata dalle nostre Maestre, quelle che nell'insegnamento ci mettevano passione, si sta affossando in mare di nozionismo puro e semplice.
    Piattume che si dimentica dopo la fine dell'anno scolastico.
    Alcune perle rare si trovano ancora, e formeranno Italiani orgogliosi, coerenti, combattivi e noi madri e padri Italiani dovremmo supportarle invece che chiedere meno compiti.
    Le pietre che paventa Gambetto saranno le idee di chi faremo crescere ancor convinto che il nostro Paese non è Italia solo quando si veste d'azzurro, raccatta milioni e se ne strafo...e delle regole.
    Le idee e le convinzioni, se sane, potranno ferir più dei sanpietrini!
    Viva l'ITALIA
    Nora

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    1. e cosa posso aggiungere, Nora, se non che l'anima con cui condivido le tue osservazione è la stessa con cui tu condividi le mie???

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    2. ... anime gemelle o gemelle nell'anima?? Che bello ho sempre desiderato una sorella!!!
      Nora
      PS. I tuoi spaghetti ci vorrebbero oggi ma... dieta strettissima (e meno 2!!!) e Martirio dalla bocca *dulza* mi tengono a freno....

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  21. Come non approvare tutto quello che hai scritto: siamo Italiani, questo dovrebbe essere sufficiente per condividere ogni parola.
    Evidentemente però in questo Paese c'è qualcosina che non va. Le istituzioni e il governo ho come l'impressione che si riempiano solo la bocca di concetti come "identità nazionale, orgoglio italico, unità del Paese", perchè in fondo è "quello che devono dire". Ma si sa, tra il "dire" e il "fare" c'è di mezzo il mare, e nel nostro caso anche la Pianura Padana, gli Appenini, le Alpi e pure la Salerno-Reggio Calabria e lo stretto di Messina.
    Personalmente non ho alcun problema a dirmi italiana, e considero ugualmente italiani tanto Vipiteno, quanto Carbonia, quanto Lampedusa. Quello che è venuto a mancare in questo Paese è il culto della nostra Storia: quanti sono i bambini di oggi che conoscono il Risorgimento e i sacrifici che sono stati fatti per arrivare a chiamarci italiani? Credo pochissimi. E di sicuro troppi sono gli adulti che questi concetti li hanno proprio resettati dai loro cervelli. E allora non stupiamoci più di tanto se questa ignoranza (intendo l'ignorare le nozioni storiche di base) genera poi emendamenti pericolosi come quello approvato niente popò di meno che dalla Commissione CULTURA della Camera. E cerchiamo di fare capire almeno alle nuove generazioni che l'Italia non è solo quella che gioca a calcio ogni tanto con la maglia azzurra.

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  22. Capisco ti dispiaccia, ma non è proprio cosi... copio e incollo più sotto - Volevano introdurre l'OBBLIGO del canto dell'inno. Per chi è di lingua tedesca e vive da quelle parti la ferita dell'annessione è ancora fresca anche se sono passati più di 90 anni come ha scritto Barbara.
    Nel 1920 solo il 3/5% della popolazione parlava italiano - Dal Kaiser sono passati direttamente sotto il fascismo che ha attuato una feroce politica di italianizzazione che prevedeva l'obbligo di non parlare più il tedesco o meglio il loro dialetto, il cambio di nome a strade e paesi e a volte anche sulle tombe. Non è come in Sardegna che comunque a scuola si studiava l'italiano.

    Il feroce attaccamento al bilinguismo è voluto ovviamente più dai cittadini di lingua tedesca (che parlano splendidamente l'italiano) e quelli di lingua italiana si arrabbiano perché non riescono a prendere il patentino...

    Ho molti amici sudtirolesi/altoatesini di entrambi i gruppi linguistici - Posso capirli anche se non li condivido.


    (ANSA) - BOLZANO, 6 GIU - Il consigliere provinciale Sven Knoll (Stf) ha chiesto di sospendere la mozione contro l'inno di Mameli nelle scuole altoatesine. L'assessore Christian Tommasini (Pd) ha segnalato che la mozione era superata, in quanto la commissione cultura della Camera ha approvato un emendamento che lasciava spazio di manovra. (ANSa)

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    1. No, silvia: non era l'obbligo del canto dell'inno, ma l'obbligo di saper cantare l'inno di Mameli. E' diversa la cosa.
      Nel primo caso, ti obbligo a cantarlo; nel secondo caso, ti obbligo a conoscerlo, ma non ti impongo di cantarlo.
      Eccoti la notizia dell'ansa, dal Corriere - edizione di Bolzano

      (ANSA) - BOLZANO, 7 GIU - Il consiglio provinciale di Bolzano ha approvato un documento nel quale si invita il Parlamento ad esentare le scuole di lingua tedesca e ladina dell'Alto Adige dall'obbligo di saper cantare l'inno di Mameli. Il documento - che ha visto 25 voti a favore, due contrari e tre astensioni - invita a tener conto della sensibilita' locale, nello spirito della tutela delle minoranze locali. (ANSA).

      Da cittadina italiana, trovo che non sia un attentato alla cultura della minoranza imporre di conoscere l'inno di una nazione di cui, volenti o o nolenti, si fa parte. Una Nazione che di sicuro in passato ha fatto enormi sbagli sul fronte dell'integrazione, ma che oggi li sta emendando, con concessioni di ogni tipo, a cominciare dalla diffusione della lingua tedesca, dal rispetto del bilinguismo che è sempre più a favore del tedesco che non dell'italiano. Io vado in alto Adige quasi tutti gli anni e di AltoAtesini che parlano l'italiano splendidamente ne incontro sempre meno: e non ho mai riscontrato manifestazioni di calorosa simpatia nei nostri confronti, anche quando andiamo da turisti e quindi muoviamo la loro economia e portiamo il denaro.
      Se continuo ad andarci, è solo per un motivo: perchè lì trovo declinati al meglio alcuni aspetti di una cultura che vorrei tanto che si estendesse a tutta l'Italia: la pulizia, la cura per l'ambiente, una crescita urbanistica armoniosa, la capacità di tutelare tradizioni autoctone, servizi che funzionano e che danno la misura di un senso civico altissimo, che a noi, purtroppo, manca. Io credo che avremmo davvero tantissimo da imparare dagli Altoatesini, se solo ci mettessimo nella posizione giusta: che non è nè quella prona di oggi, nè quella altezzosa di ieri, ma quella alla pari, di chi vuole ascoltare e vuole capire. Ce la faremo mai?

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    2. @Silvia M.
      Ciao Silvia, la parola obbligo nella costituzione italiana che è tra le più liberali che siano mai state scritte (per motivi e contingenze storiche e non certo per merito sia chiaro), è davvero un piccolo insulto agli ideali che la sostengono. Mi spiego meglio. Trovo già riduttivo che tu debba esprimerlo in maiuscolo, quasi un grido di sdegno (mi perdonerai l'uso del tu, consuetudine sul web che spero tu non traduca in mancanza di rispetto) che per altro mi aspetto da una certa subcultura di provincia, legata a ridursi al dettaglio piuttosto che all'ampia prospettiva e non da chi si fa portavoce di una certa comprensione che si professa non ammiccante quale la tua.
      Esponenti di una certa intellighenzia locale, quella della ragione a "statuto speciale" in oggetto, leggono la vicenda come un opportunità, più che come un obbligo, tanto più per capire e meglio apprezzare la propria specificità culturale, il cui risalto è ancora più netto su un orizzonte maggiormente ampio.
      Ecco evidente la miopia verbale di bassa lega, degna degli attuali politici in parlamento, che crea discussioni da bar che altrove hanno realmente poco fondamento. Gli statuti speciali sono garantisti, eppure senza che mi abbassi a farlo non mi sembra che certi modi di fare da italietta del terzo mondo non siano adottati anche dai cittadini di lingua tedesca che come tu stesso affermi parlano "splendidamente" l'italiano quando conviene.
      La parabole leghista ne è il più fulgido esempio di quanto l'Italia siapiù dentro di quello che si vuole credere e purtroppo non sempre la migliore.
      Il problema non sussiste, quello che dispiace è quando dall'alto arriva il timbro "ufficiale dello stato" a sancire un pressapochismo da bettola e niente più...il resto lo fanno i Celesti che vanno in Chiesa, si professano separatisti in pubblico e rubano come i terroni in privato.

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    3. mi inserisco, di sponda, solo per dire che però io non generalizzerei. Anzi, provocatoriamente ti dico che la Lega ha rinvigorito lo spirito unitario più di quanto avesse fatto tutta la Prima Repubblica: nel senso che, di fronte agli eccessi di un messaggio che era partito da un'idea anche accettabile, dal punto di vista politico, l'orgoglio italico è scattato, eccome. e ben prima delle vicende del Trota &Co che semmai sono stata la desolante conferma di quanto già si era intuito da prima.

      E lo stesso discorso vale per gli Altoatesini: come giustamente facevano notare sia Babi che Silvia, gli inizi di un percorso di integrazione sono stati castranti- ed anzichè aiutare a lenire ferite, le hanno cosparse di sale.
      Era un aspetto che non avevo considerato e mai la finirò di essere grata a questo spazio di commenti, per tutto l'arricchimento che porta.
      Ciò non toglie che io trovi sbagliato l'atteggiamento in direzione ostinata e contraria che abbiamo preso da qualche anno a questa parte: come dire, rimediamo ai nostri errori, concedendovi di tutto e di più. Le concessioni sono doverose, a maggior ragione se inserite nella peculiarità di questo contesto: non si forgia lo spirito e la cultura di un popolo dall'oggi al domani, meno che mai se si tratta di innestarla su uno spirito e una cultura preesistenti. Nello stesso tempo, però, dei paletti vanno messi- e vanno messi proprio sulla linea del riconoscimento di una nuova identità culturale. Che accoglie le nuove istanze, senza rinnegare quelle precedenti.

      Io credo- voglio credere- che la maggior parte degli Italiani sia matura, per affrontare questo discorso: qui a Genova, abbiamo da anni esempi di integrazione multietnica avvenuta con successo, in una rispettosa condivisione di spazi e di tempi che oggi vive di un equilibrio suo proprio. Logico che esistano le eccezioni, ma non son queste quelle di cui vogliamo parlare oggi: a me, questo sembra un segno di grande maturità, da parte del popolo italiano e un buon punto di partenza, da cui riprovare a cucire questi strappi: in un dialogo rispettoso dei ruoli, ma alla pari. Che sarebbe un vantaggio enorme per tutti e una grande lezione di storia

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    4. Ale, il problema del bilinguismo è un problema politico. Quello che hanno subito gli altoatesini fino a fine guerra (la seconda) ed anche dopo, è incredibile e la generazione che ha la nostra età ha ancora i nonni che si lamentano che non potevano nemmeno pregare quindi ti lascio immaginare come sono stati tirati su.
      La tigre della differenza è sempre stata cavalcata dalla SVP e osteggiata dall'MSI che unitamente alla DC erano a rappresentare l'Italia...

      La parte italiana non ha mai voluto imparare il tedesco perchè siamo in Italia ed invece di sfruttare la possibilità del bilinguismo ci ha sempre sputato sopra ed ora i posti pubblici, dove è richiesto il patentino, sono dei madre lingua tedeschi...

      Ale le cose funzionano lassù per un unico grande motivo: i soldi che sono stati dati e che vengono ancora dati alle regioni a statuto speciale li hanno saputi usare mentre i siciliani se li sono intascati.

      Credo anch'io che i tempi siano maturi per i veri cambiamenti che non sono altro che la tolleranza e convivenza. Ma lassù è veramente difficile.

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    5. E' a questo che mi riferivo, quando parlavo di senso civico da ammirare e da imitare.
      Ti facco un esempio cretino, ma credo che renda l'idea. Quando siamo tornati dall'ultima vacanza in Alto Adige, abbiamo deviato su Gorizia, anzichè su Genova: quindi, ancora "profondo nord", ancora zone meno disagiate di alte. Ci samo fermati in un autogrill e sono andata in bagno. E lì, mi è scappato da piangere, dalla rabbia. Non c'era molto di diverso, dal resto dei bagni di tutti gli autogrill d'Italia: scritte con pennarelli dappertutto, un bagno vagamente pulito ogni tre inagibili, cartacce per terra e gente che cercava di passarti davanti, in coda. La differenza è che stavamo tornando da una regione sommamente civile e italiana. in cui ciò che è pubblico non è res nullius, come sembra da noi, ma cosa di tutti e per questo rispettata ancor più del privato.

      Allo stesso modo non dubito che l'occupazione dei posti pubblici da parte dei madre lingua tedeschi sia dovuta alla negligenza dei madre lingua italiani: siamo testimoni di tanti e tali esempi di questo tipo, da noi (l'ultimo è il disoccupato incontrato dalla Fornero, che ha il diploma dell'alberghiero ma non fa il cuoco perchè non vuole lavorare al sabato sera- Gramellini su La Stampa di ieri) che ormai non mi stupisco più di niente.

      Nello stesso tempo, è indubbio che i soldi che loro dimostrano di saper utilizzare così bene provengono dallo Stato italiano. Che ha dei "debiti" anche con gran parte dei suoi cittadini, sia dal punto di vista storico che politico. Quando io dico "partiamo da qui" intendo metterci tutto, nel calderone- anche la storia dei tanti popoli onesti e laboriosi che senza mai pretendere nulla dallo Stato si sono risollevati da calamità naturali, con coraggio e dignità: oggi penso agli Emiliani, ieri ho pensato ai Genovesi, ma avremmo tutti molti altri esempi da portare. Lo Stato ha tante colpe, anche politiche- anche storiche: ma non ci si può fermare agli errori e al desiderio di vendetta o di rivalsa o al vittimismo o a non so quale altra reazione essi possano generare: è un cerchio che va spezzato, col confronto e col dialogo e con concessioni sensate, che non suonino come ulteriore alimento ad un'antipatia reciproca, come questa dell'emendamento della commissione cultura. O che, almeno, vengano spiegate bene, a tutto il popolo italiano, dall'Altoadige alla Sicilia, passando per tutte le altre regioni.
      Lo abbiamo fatto qui, oggi, tutti insieme, su uno sputo di blog di cucina: ci pensi, a cosa potrebbe fare una commissione cultura dello Stato? grazie a te e ai molti che sono intervenuti qui sopra, stasera ho un'opinione diversa, rispetto a quella che avevo stamattina: non ho cambiato idea, ma ho molte più ragioni per comprendere atteggiamenti che prima coglievo come disprezzo e rifiuto. Ti immagini, quanto si mieterebbe, se a seminare fosse chi ha tutti gli strumenti per farlo, in modo esteso e davvero proficuo?
      Grazie ancora

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    6. Silvia, tu scrivi questo: [Nel 1920 solo il 3/5% della popolazione parlava italiano - Dal Kaiser sono passati direttamente sotto il fascismo che ha attuato una feroce politica di italianizzazione che prevedeva l'obbligo di non parlare più il tedesco o meglio il loro dialetto, il cambio di nome a strade e paesi e a volte anche sulle tombe. Non è come in Sardegna che comunque a scuola si studiava l'italiano].

      Io non ho paragonato le due situazioni, la sarda e l'alto-atesina, perché penso che siano uguali, ma perché credo abbiano dei punti in comune che possono far capire quale disagio ci sia dietro certi avvenimenti storici. Il fatto che in Sardegna si studiasse già l'italiano nelle scuole non significa che la cosa fosse ben accetta, e sopratutto che i sardi parlassero italiano. Non te lo dico per polemizzare, ma per farti capire. Anche oggi si insegna l'italiano a scuola in Sardegna, eppure molti sardi non parlano bene questa lingua. Qui sussiste un bilinguismo con diglossia che rende le cose difficilissime. Da una parte abbiamo una lingua informale che funziona in un certo modo (il sardo con i suoi dialetti), e dall'altra una formale (l'italiano) che funziona in un altro. Il sardo è molto radicato (magari non troppo a Cagliari, ma nel resto dell'isola sì) e l'italiano fatica a farsi spazio, oggi (quasi) come ieri. Tant'è che qui si parla un "italiano di Sardegna" diverso dall'italiano standard delle scuole. Se ti è capitato di fare un salto sull'isola ti sarai resa conto che molti sardi parlano in maniera strana, sembrano quasi stranieri che tentano di parlare una lingua non loro, con costruzioni sbagliate, parole errate etc. E la Sardegna ha ancora oggi una percentuale di abbandono scolastico doppia rispetto alla media europea, molto probabilmente legata in parte ad una scarsa capacità di comprensione della lingua ufficiale! Noi con questo bilinguismo ci stiamo combattendo da sempre anche se la questione linguistica continua ad essere negata. La italianizzazione feroce l'abbiamo subita pure noi, e come vedi ancora ci portiamo dietro dei problemi a essa legati.

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    7. Silvia è vero che le ferite sono state profonde da ambo le parti: i Trentini non è che fossero proprio entusiasti degli ultimi quattro secoli passati sotto la dominazione alto-atesina sperimentando gli stessi problemi toccati dopo l'unificazione per gli alto-atesini, compreso quello della rappresentanza. Era proprio uno di quei casi in cui una civile separazione sopra Trento sarebbe stata la cosa migliore... il nazionalismo irredentista ha fatto un gran danno e il fascismo con l'italianizzazione di Bolzano anche peggio, rendendo impossibile una separazione futura. Ciò posto, malgrado la indubbia civiltà rispetto al troppa parte del resto d'Italia, per me andare in Alto Adige è sempre stata un'esperienza sgradevolissima - e adoro i montanari, i monti e il Trentino, anch'esso civile e dove mi son sempre trovata trattata in modo corretto (magari non a Campiglio, ma certi posti sempre meglio non frequentarli, ovunque siano).

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    8. @Ale, ieri ero in una libreria in un quartiere pieno di locali e è entrato un signore sopra i cinquanta, professione restauratore, che conosceva un po' il proprietario, per chiedere se ci fossero posti dove offrirsi come cameriere. Sentito con le mie orecchie, prima mano. Io l'ho fatto il cameriere, al nero, dopo la laurea, quando ero disoccupata, piuttosto che restare in casa. Mi pagavano con le mance, che non toccavano a me, anche se io avevo servito al tavolo. Così non dovevano far figurare nessun movimento di denaro in uscita e quindi nessun personale. Denunciare, significava perdere il posto, nel caso migliore. Non potevo.
      A Tolosa ho incontrato in un ristorante una sommelier barmaid innamorata del suo mestiere, che aveva lavorato per anni in nero forzato in Italia, anche per certi noti pluristellati toscani. Mai un contratto. Era scappata e superata l'iniziale diffidenza che i Francesi ti riservano finché non gli mostri quel che vali e come lavori, guadagnava tre volte quel che prendeva in Italia, in un ristorante bello ma non blasonatissimo come il precedente, più contributi, ferie, malattia e il resto, perfettamente in regola dal primo giorno.
      Il disoccupato-tipo incontrato così a fagiolo dal ministro, ha tanti ma tanti contraltari.

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    9. per la discussione sul'Alto Adige rimando ai contributi di Manu, che è Trentina, abita in quella Regione e che, con la pacatezza che le è consueta, tratteggia un quadro dall'interno, con informazioni di prima mano e "vissute".

      Per quanto riguarda il riferimento allo studente, sarà uno degli argomenti dei prossimi post :-)) e ne parliamo lì, contraltari compresi :-)) grazie comunque per averlo sollevato (ps anch'io son stata sorpresa dalla coincidenza :-)))

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  23. Puoi dirlo, puoi dirlo eccome e lo dico anche io perché condivido in pieno ciò che hai scritto! ;)

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  24. La cosa che mi dispiace sempre e di più e' quando si toglie un argomento da studiare, invece di aggiungerne un altro.

    Io sono per imparare di più' non di meno, magari anche più di un inno per rispetto ad altri paesi. Non dico che quello di Mameli mi piaccia particolarmente, anzi secondo me e' brutto, ma come inno e simbolo lo rispetto, si deve cantare in piedi come tutti gli inni, ovviamente non sono per il fanaticismo dove poi si canta l'inno ad ogni occasione, ma solo per i momenti importanti dove e' opportuno. In aggiunta dopo tanti anni all'estero cantare l'inno con i propri connazionali ha un significato ancora più' forte, molti dei miei amici italiani qui ancora non lo sentono se sono all'estero da meno di dieci anni, anch'io mi sentivo come loro, cioè, me ne fregavo! Adesso no.

    Proprio ieri sera la mia classe di studenti (adulti) mi ha chiesto di insegnarglielo. Una coppia era venuta alla festa della repubblica (l'unica occasione in cui cantiamo l'inno) e hanno pensato che, visto che lui e' di origini italiane, e tutti e due hanno il passaporto italiano, dovrebbero impararlo. Mi sembra giusto.
    Quello neozelandese lo so, e in più' lo so anche in lingua maori, mentre la maggior parte dei neozelandesi lo sanno solo in inglese e stanno zitti quando viene cantato in maori. Molti si rifiutano di impararlo e ovviamente sono contrari al bilinguismo. Stranamente si sentono patriottici, ma allo stesso tempo sono razzisti. Fortunatamente ai bambini lo insegnano a scuola in tutte e due le lingue. Io a scuola quello italiano non l'ho mai imparato.

    Ed il risorgimento? Anche se ci fossero altotesini che non si sentono Italiani, lo dovrebbero in ogni caso studiare come avvenimento importante e fondamentale nella storia Europea, come in fondo noi studiamo la rivoluzione francese. Nessuno gli dice che debbano provare un sentimento di gratitudine verso Garibaldi, per esempio a scuola io ho studiato storie di papi e vaticano a iosa e mica sono cattolica e neppure cristiana, ma imparare la storia e' meglio che essere ignoranti.

    Ciao e grazie per il post
    Alessandra

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    1. Grazie a te per la risposta, alessandra- ed è un grazie che viene sia dal cuore di una madre, che da quello di un'insegnante che dalla scuola italiana se ne è dovuta andare, perchè colpevole della colpa più grave. Voler fare il proprio dovere, dietro la cattedra.

      ho avuto alunni motivatissmi. Studiavano l'Inferno a memoria- e scrivevano i versi con le virgole al posto giusto. Sapevano le date, in Storia. E facevano i saggi di verbi, in latino e in greco, tutte le mattine, 5 minuti- e ogni tre prove, si cancella il voto peggiore e si fa media con gli altri due. Alla fine, non erano (solo) preparatissimi: erano felici di studiare. E io, felice di insegnare.
      Fin quando i colleghi hanno deciso che non potevano tollerare oltre, una situazione del genere, e mi si son messi per traverso. Ma perchè spieghi l'Ottocento, che la maturità è sul Novecento? ma a cosa serve caricarli di compiti inutili, che hanno diritto al loro tempo libero? Ma fai studiare a memoria? allora sei fascista.

      Ci ho messo 17 anni, a capire che non ce l'avrei potuta fare: e che nella mia spina dorsale c'era molto ma molto più midollo che in quella dei oclleghi che muovevano queste critiche. E che tanto valeva investirlo altrove.

      E poi, è toccato a mia figlia. Uno scempio. anche perchè stavolta ero sintetizzata sul doppio binario, quello degli insegnanti e quello dei genitori. E su questo fronte, ho visto e sentito cose che voi umani etc etc.

      Insomma, siamo messi malissimo. e ci vorrebbe davvero un governo illuminato, che decidesse che il suo compito non è solo quello di vessare i cittadini, meglio se contribuenti e onesti, ma anche e soprattutto quello di formarli. e lo facesse dando loro gli strumenti e imponendo ai suoi insegnanti di applicarli. Uso coscientemente il verbo imporre, perchè gli insegnanti sono dipendenti dello Stato, con dei compiti da svolgere, fra cui rientrano anche i "programmi". Che vanno svolti, dall'inizio alla fine. Anche perchè il modo più efficace per insegnare è dare l'esempio: e che esempio dò, a dei futuri lavoratori, se io, che sono pagato dallo Stato per formare questi ragazzi a diventare cittadini, faccio il mio dovere poco e male? quindi, non capisco le alzate di scudi della categoria, quando li si critica o si parla di selezioni o di valutazioni. In Europa le fanno, per esempio- e nessuno si indigna. Perchè da noi sì?

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    2. Geniale questa cosa dei verbi.

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  25. Forse come al solito sarò di poche parole...conosco bene il problema. vivo in una terra di confine. Grande Alessandra. il discorso sull' inno è stato perfetto.

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  26. Cavoli, io leggo ciò che scrivi e mi emoziono e penso al fatto che io sono andata a scuola e di storia italiana non mi hanno insegnato quasi niente e quel poco che so lo so perchè mia mamma e i suoi fratelli mi hanno raccontato aneddoti della loro infanzia o perchè ad un certo punto ho deciso di leggere Pavese, Primo Levi... Mi manca questa cosa e invidio da matti chi conosce la storia del nostro paese ed è consapevole di ciò che dice quando si alza in piedi con la mano sul petto

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    1. Chiara, aspettavo la voce di un giovane... e mi commuovo anch'io. Perchè in 17 anni di scuola, ho visto alunni commuoversi su Foscolo e su Dante, mettere via gli spiccioli per comprarsi Il buio Oltre la Siepe, discutere con veemenza di libertà sul disocrso di Vercingetorige ai Galli - e tutto quando di loro si diceva che erano senza ideali, senza senso del sacrificio e quindi senza futuro.
      E' il rimpianto per le occasioni mancate, quello che fa male. lo vivo oggi da madre di una figlia che glissa fra i libri di sucola come una slalomista e e che prevedo piangerà calde lacrime, fra qualche anno.
      Ma il problema più serio, quello che non si vuole capire, è che queste sono ferite inferte al popolo tutto- e ai valori fondativi della nostra democrazia: perchè l'istruzione pubblica deve essere la migliore possibile, proprio perchè è pubblica e quindi rivolta a tutti, ricchi e soprattutto poveri. Ma qui ci facciamo un altro post...

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    2. Non preoccuparti per la creatura, secondo me, visto il suo acume e il suo interesse per molte altre cose, avrà modo di riprendere il discorso quando le cose non saranno solo un obbligo. Io ho fatto così e mi sento fortunata. Ma il book club? I 1000 pensieri di queste settimane hanno fatto distogliere la mia attenzione anche dalla lettura, Eco va a rilento, ma stavolta sono più avanti delle altre 3 volte che ho provato a superare l'ostacolo delle 100 pagine :-P

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  27. Incornicio le ultime frasi che scrivi, perché parlano della vera ragione di tutto ciò: L'IGNORANZA.

    Tu hai avuto la fortuna di crescere in una famiglia appassionata di storia e di cultura; hai avuto la fortuna di avere una maestra colta e che conosceva il suo mestiere. Ma che cosa è successo nel frattempo? Si è parlato di 6 politico (e lo si è largamente praticato quando noi eravamo adolescenti, almeno in certe scuole), hanno livellato verso il basso le conoscenze da trasmettere agli studenti, hanno ridotto i programmi; al liceo io avevo dei professori ex sessantottini che si rifiutavano di insegnarci determinate cose (es. in filosofia non ci hanno fatto fare Sant'Agostino e San Tommaso D'Aquino) perché le ritenevano inutili e superflue... e potrei continuare.
    Hanno tirato su generazioni di persone ignoranti le quali a loro volta hanno cominciato a insegnare e ad ogni generazione diminuiscono le cose che si sanno e aumenta l'ignoranza del nostro popolo.

    La mia domanda a questo punto è una e una sola: a chi giova tutto ciò? Cui prodest?

    Giova al potere: un popolo ignorante è più facile da tenere a bada e da manipolare. Lo si vede anche dalle catene di sant'Antonio e dalle false notizie che circolano in rete: nessuno più si cura di verificare i fatti, era scritto su internet e quindi è vero.

    I nostri politici questo lo sanno e ci marciano alla grande, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e con scaricabarile sempre più improbabili che cercano solo capri espiatori su cui gettare fango e contro cui aizzare un popolo bue che segue asininamente senza farsi la benché minima domanda.

    E poi ci stupiamo che c'è crisi: se va in crisi l'identità del singolo, non stupisce che vada in crisi anche il resto della vita, economia inclusa.

    Scusa per il fervorino... :-)

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    1. e giova ai ricchi, Mapi.
      Perchè negli USA, le scuole private non sono i diplomifici, come gran parte delle scuole qui da noi- ma le scuole migliori.
      D'altronde, guarda da noi: vuoi imparare le lingue? pagati l'International School.
      altrimenti, alla scuola italiana, non impari nulla, anzi: da quando c'è il bilinguismo, impari ancora meno. Le graduatorie di Francese,a Genova, son ferme da anni: mia figlia ha cambiato 3 insegnanti in 3 anni, su un orario che, prima del bilinguismo, prevedeva 5 ore di una lingua, dopo, nel prevede 3 per la prima e 2 per la seconda.

      Carola sa perfettamente l'inglese anche grazie a quel campione di insegnante che ha incontrato alle Medie- l'unica che l'abbia capita, nella scuola dell'obbligo. E, difatti, l'unica che l'abbia fatta studiare.
      Ma se non avesse avuto lei, avremmo dovuto mandarla a lezione, da subito: perchè non puoi immaginare di crescere un figlio senza una seconda lingua fluente, al giorno d'oggi. Ma noi possiamo permettercelo: culturalmente ed economicamente.

      Ma quelli che non possono, cosa cavolo devono fare? Forse che non pagano le tasse come tutti gli altri, e i loro figli non hanno come tutti gli altri il diritto di imparare e di avere le stesse opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro?
      ci faccio un altro post, davvero...:-)

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  28. Ciao cara
    ho letto solo adesso questo tuo post e devo dire che cado proprio dalle nuvole, non ne sapevo niente ma ormai non mi meraviglia più niente dei nostri "parenti vicini"
    Non mi meraviglia che abbiano fatto questa proposta, ma invece mi sconcerta molto che sia stata approvata o forse mi sconcerta poco se penso che a qualcuno faranno comodo i voti dell'Alto Adige
    Trentini ed altoatesini da questo punto di vista sono molto diversi con discussioni veramente infinite dovute al bilinguismo, però direi che anche in Alto Adige la politica si sta allontanando dal cittadino comune, che patriottico lo è basta solo pensare al tripudio di tricolore che appena un mese fa ha accolto l'adunata nazionale degli alpini a Bolzano facendo ingoiare il rospo alla classe politica.
    Trento, italianissima e anzi sempre più multietnica, cerca da sempre un equilibrio di convivenza con i mille volti del Trentino-Alto Adige
    Problemi che non dovrebbero esserci/nascere se vogliamo tutti essere cittadini del mondo

    Grazie per il tuo puntuale contributo, che ci permette sempre di riflettere sulle nostre storture/anomalie

    un abbraccio
    Manu

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    Risposte
    1. manu, grazie per aver trovato il tempo per noi. E grazie per questo post, che è la risposta più "scalda-cuore" di tutti. Come sempre, torniamo al cittadino comune- e impariamo a mettere la centro quello. Sarebbe una bella ripartenza, anche da qui...
      Grazie ancora!

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  29. Cara Alessandra,
    permettimi ancora due righe
    ho letto tutta la discussione e concordo pienamente con i tuoi vari interventi, giustissimi anche i contributi che spiegano la nascita del risentimento altoatesino, ma forse bisognerebbe veramente guardare avanti la storia è importante e non va dimenticata, ma non deve essere sempre una scusa per non superare i motivi di conflitto ............ sbagli ci sono stati da entrambe le parti e ognuno dovrebbe esserne consapevole ...........
    ammetto che noi trentini non amiamo studiare il tedesco, (mio cognato lavora all'azienda elettrica di Bolzano con patentino) però i posti pubblici sono divisi percentualmente tra madre lingua tedesca e madre lingua italiana e se ci sono posti liberi di madre lingua tedesca non possono essere coperti da persone di madre lingua italiana nemmeno se in possesso di patentino (poi ci sarebbe tutto un discorso sugli esami per il patentino .......)

    Ciao e scusa
    ma hai aperto una bellissima discussione
    Grazie Manu

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    Risposte
    1. a me constava una situazione di squilibrio, a danno dei madrelingua italiani, ma non avendo dati certi a disposizione non ho sollevato la questione. Tu me la confermi e da Italiana non posso che essere ulteriormente dispiaciuta.
      Nello stesso tempo, ti ringrazio per aver sintetizzato così bene il pensiero mio e quello di tutti gli amici che sono intervenuti: proviamo a scremare il passato, a tenere solo le questioni davvero importanti e a confrontarle con altre, altrettanto importanti, che mettono al centro il senso di appartenenza ad uno Stato che è di tutti- e cerchiamo di ripartire da qui. Utopia? Nì: perchè finora, come dici tu, si sono assecondate correnti, solo per coltivare il proprio orticello. Proviamo a sentirci tutti proprietari dello stesso orto e ugualmente chiamati a ritagliarci un nostro spazio e un nostro ruolo, fatto di diritti e di doveri, all'interno di esso. Non dico che ci si possa riuscire: ma non è attraverso la rinuncia alla conoscenza della Storia che si otterrà qualcosa: e certe concessioni sembreranno sempre e solo privilegi ingiusti e sbagliati.

      Grazie a tutti, grandissima discussione :-)

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    2. GRAZIE con AFFETTO
      e buona domenica

      Manu

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  30. Hai ragione. Grazie, per tutto ciò che hai detto, ma più di tutto, per aver detto che ti dispiace.

    E questo primo piatto è veramente meraviglioso. :*

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